Reportage

Dal 1700 ai giorni nostri, alla scoperta del primo teatro della città, in un'altalenante storia sospesa tra fallimenti e gloriosi successi.
I Palchetti secondo il progetto di Giuseppe Cominotti
I Palchetti secondo il progetto di Giuseppe Cominotti

La “Guerra dei Palchi” del 1789

“Mentre a Parigi si assalta la Bastiglia, a Cagliari, più modestamente, si registra un ammutinamento teatrale, provocato dall’accresciuto numero di nobildonne aventi diritto ad occupare i palchi di maggior distinzione nel Teatro Regio”. (Ilario Principe, La città nella storia d’Italia)

L’episodio della “Guerra dei Palchi” mossa dalle nobildonne sarde nel Teatro Civico durante la stagione di Autunno del 1789, era la più diretta conseguenza delle politiche di organizzazione teatrale, oltre che, ovviamente, dell’atteggiamento arrogante ed esibizionista delle nobildonne. Cos’era il palco di un teatro, infatti, se non “il regno delle donne”? L’aveva ben compreso il Cominotti, quando nel 1831, commissionatagli la progettazione del nuovo teatro (Civico non più Regio), suggeriva di rialzare i palchi, ampliarne l’apertura e accentuare lo sbalzo della parete, di modo che, come disse, si appagasse “il bel sesso, che ama, più di vedere, l’essere veduto”.

La disposizione dei posti a teatro non era certo casuale: in ordine, la seconda e la prima fila erano quelle cosiddette “più aristocratiche”, occupate dalla nobiltà; i palchi del terzo ordine erano riservati alle persone “di civile condizione” (ossia funzionari e professionisti), mentre il loggione era per la servitù dei nobili e i militari di bassa forza, e la platea per gli ufficiali e il popolo.

L’assegnazione dei posti della seconda e prima fila avveniva tramite sorteggio, per evitare di incorrere in lunghe controversie qualora si ricorresse invece alla graduatoria dei “titoli”. Le nobildonne erano titolari dei palchi, che arredavano con i propri mobili e curavano come i propri salotti, anche perché, secondo una moda in voga in tutti i teatri d’Italia, essi fungevano da sale da ricevimento private di cui usufruire indipendentemente dalla spettacolarizzazione, sale che nella maggior parte dei casi risultavano più eleganti di quelle che si potevano avere in casa propria. Per questo spesso vi si organizzavano dei ricevimenti. Non è poi da trascurare il fatto che i palchi erano fonte di guadagno in quanto potevano essere subaffittati.

Era diffusa la tendenza a voler ottenere il palco più vicino a quello reale, e a voler mantenere la stessa posizione dell’anno precedente, tanto che risulta ben attestata la consuetudine degli scambi di palchi tra nobildonne. Ma se sino al 1789 di fatto aveva regnato l’ordine a teatro, a un certo punto, certo in conseguenza dell’insufficienza dei palchi da riservare ai nobili visto l’allargamento della loro classe, scoppiò tra le nobildonne quella che è stata definita la “Guerra dei Palchi”. Che fosse una ridicola e meschina disputa tra comari, o un fatto di una certa rilevanza, è certo che per sedare gli animi dovette intervenire il Re in persona, stabilendo che venissero compresi nel sorteggio anche i tanto sprezzati palchi del terzo ordine, ritenuti non decorosi per la loro posizione sociale.