Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Sant'Elia, la Uefa rimane un sogno

Fonte: L'Unione Sarda
23 maggio 2008

Il caso. Carenze strutturali e poca sicurezza: la commissione non rilascia la licenza internazionale all'impianto cagliaritano

Il responsabile del Cagliari: «Bisogna raderlo al suolo»
La commissione Uefa ha bocciato per la quinta volta lo stadio Sant'Elia. Per Marcello Vasapollo ristrutturarlo è troppo oneroso.
La Uefa boccia il Sant'Elia. La commissione di primo grado che rilascia le licenze per le competizioni internazionali di calcio non ha incluso lo stadio cagliaritano tra quelli a norma. Non è una novità: è la quinta volta che viene negato il nulla osta. Sempre per gli stessi motivi: carenze strutturali e sicurezza. Certo non sarà un problema del prossimo campionato, ma un handicap del genere non consente alla squadra, ai tifosi e alla città di poter inseguire il sogno vissuto nel 1993 con Francescoli, Matteoli e Festa. Ma c'è una soluzione? Se sì, a chi spetta mettere a norma l'impianto cagliaritano, che paradossalmente è ok per le partite del campionato e della Nazionale?
IL CAGLIARI Tutte le società che partecipano al torneo di serie A sono tenute a presentare la domanda di partecipazione alla Coppa Uefa. La risposta arriva, di solito, alla fine del campionato. Così è stato anche per l'ultima decisone della commissione che l'8 maggio ha promosso 13 impianti, scartandone sette. Il Sant'Elia è tra questi. «I parametri applicati dalla Uefa sono diversi da quelli della Figc, ecco perché nella struttura del capoluogo si possono disputare le gare del massimo campionato. Andiamo avanti con deroghe, inaccettabili per la commissione che rilascia le autorizzazioni internazionali», spiega Marcello Vasapollo, consigliere d'amministrazione del Cagliari calcio e responsabile degli impianti tecnici e della sicurezza. È possibile adeguare il Sant'Elia agli standard europei? «No. Nello stadio cagliaritano ci sono elementi impossibili da sistemare. O meglio - precisa Vasapollo - si spenderebbe meno a raderlo al suolo e ricostruirlo che non a riportarlo a norma». Ma cosa, secondo la Uefa, non è in regola? «Sono tanti gli aspetti che la commissione ci contesta: il pavimento antiscivolo negli spogliatoi di giocatori e arbitri, per esempio. Per non parlare dei posti a sedere (ogni spettatore, anche nel settore ospiti, deve avere un seggiolino numerato) e della sala interviste (che dovrebbe essere accanto agli spogliati e dovrebbe avere dimensioni regolamentari). Ma questo è niente. «In alcuni settori mancano i servizi per i portatori di handicap e per gli anziani. Così chi, con le stampelle, dalla Maratona ha bisogno di un bagno deve attraversare tutto lo stadio».
LA PROPOSTA La soluzione? «Per me è solo una - ripete Vasapollo - raderlo al suolo e ricostruirlo. Sempre nella stessa posizione, sia ben chiaro». E il progetto di farlo sorgere vicino al porticciolo? «Sono contrario, secondo me è irrealizzabile, soprattutto per l'orientamento: il sole sarebbe un fastidio micidiale per chi dovesse trovarselo di fronte. E della stessa opinione è la commissione della Figc che lo ha bocciato. Lo stadio deve rimanere dov'è. Non vogliamo fare polemiche, ma è necessario trovare una via d'uscita. Serve un piano di ristrutturazione serio che venga applicato in tempi brevi. Lo dobbiamo soprattutto ai tifosi rossoblù. Aver accostato le gradinate in ponteggi metallici a quelle in cemento è una soluzione che in certi punti non consente una visione perfetta della partita». E il Cagliari in Uefa? «Se non ci saranno cambiamenti - conclude Vasapollo - la squadra giocherà fuori dalla Sardegna».
ANDREA ARTIZZU

23/05/2008