Rassegna Stampa

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Il sindaco Zedda a Tiscali: dallo scenario nazionale alla Cagliari del futuro

Fonte: web sardiniapost.it
22 aprile 2016

 

Il profilo – anche nazionale – del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, di nuovo in corsa per il bis per il centrosinistra In una lunga intervista di 23 minuti, a cura del direttore del portale Tiscali, Giuseppe Caporale (sotto il video integrale): il sindaco e politico parte dallo scenario italiano fino a quello regionale e cittadino, dei servizi guidati dalla “non esclusione”. Il via dal “giovane sindaco” di cinque anni fa proiettato sulla ribalta nazionale, il classico bilancio e una considerazione “generazionale”. Così dice sul termine ‘rottamazione’ nella pratica: “Non amo il termine “rottamazione”. Portiamo la questione sul tema del rinnovamento: è indispensabile, è nelle cose. Deve essere un elemento scontato e obbligatorio per andare avanti”. E ancora Zedda reputa più adatta la parola rottamazione per lo snellimento della burocrazia: “In questo caso si può definire “rottamazione” di tutto ciò che sono orpelli, lacci, lacciuoli e vincoli, stratificazioni di burocrazia, di limiti che impediscono lo  sviluppo del Paese. Bisognerebbe ragionare più che sulle persone, sulle abitudini e sulle situazioni incancrenite”.

E poi via spazio – abbondante – a domanda e risposta: dall’amministrazione ai tempi della crisi economica fino al tema, internazionale, della migrazione. Che coinvolge anche la Sardegna al centro del Mediterraneo in quanto meta non diretta dei profughi in fuga dalla guerra. A tal proposito così spiega il primo cittadino sull’accoglienza, una questione già segnalazione alla presidenza del Consiglio dei ministri: “È necessaria che venga fatta un’attenta valutazione su quali popolazioni spostare nelle diverse regioni. Faccio un esempio che è sotto gli occhi di tutti. Gli sbarchi hanno portato comunità, soprattutto gli eritrei e somali, che non hanno alcun parente qui, né comunità.Quindi protestano perché vogliono andar via. Penso che questa esigenza vada accolta perché così si rischia di non fare accoglienza e di disperdere soldi pubblici. Ci vuole massima sensibilità e attenzione”. Specifica, poi, anche sulla scelta delle cooperative in campo.

Foto Roberto Pili