Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Dettori, riapertura lampo dopo il crollo di 10 mesi fa

Fonte: L'Unione Sarda
17 settembre 2014

SCUOLA. In un'ala da ieri sono riprese le lezioni, l'altra è un cantiere

 

Domi sumus , scrive alla lavagna della 2ª H la professoressa Fatima Carta. È latino: «Siamo a casa». Per lei, che al Dettori prima di insegnarci ci ha studiato («proprio nella sezione H»), così come per i ragazzi, questa scuola è davvero un po' casa. Dieci mesi fa, il soffitto di una delle aule venne giù di botto: un bel lastrone di tavelle in caduta libera da quattro metri d'altezza, un boato, urla, polvere, alunne e un'insegnante ferite, panico fuggi fuggi. Da ieri, il liceo classico è di nuovo aperto e, al tempo stesso, è ancora un cantiere.
L'ala che si affaccia su via Amat ha riaperto: quindici aule, distribuite su tre piani, da ieri ospitano le prime e le seconde classi. Mancano ancora le lavagne luminose, fare fotocopie è un problema ma intanto si è ripreso a fare lezione. Quello che si vede (corridoi e aule imbiancati di fresco, muri spogli ma puliti, qualche goccia di pittura ancora da raschiare dai pavimenti) è il risultato di una grande corsa con il tempo, clamorosamente vinta a dispetto dei tanti che non ci credevano: in quest'ala, dal 31 luglio, ogni soffitto è stato smantellato dagli operai della ditta Cesi di Selargius fino a mettere a nudo i ferri la cui dilatazione, causa del crollo, era il frutto della cattiva tecnica costruttiva adottata negli anni Cinquanta (un male, sussurra un ingegnere, comune a «mezza San Benedetto»). Poi la ricostruzione, con materiali (per esempio le «reti anti-sfondellamento») e tecniche sicuri.
Altrettanto si sta facendo nelle ali dell'edificio affacciate su via Cugia e su via Palomba (quella in cui si trova l'aula in cui si era verificato il crollo): qui corridoi e aule sono occupate da trabatelli e ponteggi, e gli operai (tutti col caschetto di protezione) lavorano a ritmi serrati per rispettare il capitolato d'appalto da un milione di euro che prevede la riconsegna completa dello stabile per dicembre/gennaio. La Provincia (che - commissariata - ha gestito l'emergenza) sta per mandare in appalto i lavori per l'impermeabilizzazione della copertura.
«Terze, quarte e quinte classi sono distribuite fra la succursale di via Rolando e l'istituto Leonardo che ci ha dato ospitalità», spiega Maria Laura Pisano, insegnante di Lettere. L'esodo, per loro, dovrebbe terminare fra pochi mesi. Poi anche loro potranno dire, finalmente, Domi sumus , «Siamo a casa». (m. n.)