Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Taglio del nastro il primo luglio del 1957

Fonte: L'Unione Sarda
18 agosto 2014


LA STORIA. Quella mattina in via Cocco Ortu l'edificio si aprì alla città

 


«Buono, vero? Certo, l'ho preso al mercato». Inutile chiedere quale. Per ogni cagliaritano, il mercato per definizione è quello di San Benedetto. Pezzo di storia della città, di pranzi domenicali da generazioni, di chiacchiere tra mamme sotto le sue pareti rosso mattone, è stato costruito alla fine degli anni Cinquanta tra le vie Tiziano e Cocco Ortu, per colmare il vuoto causato dalla contemporanea demolizione del mercato vecchio, nel Largo Carlo Felice.
Inaugurato il 1° giugno 1957, è sviluppato su due livelli di circa 4000 metri quadri ognuno. Il sottopiano è il regno del mare, mentre i reparti ortofrutta, carni, generi vari, alimentari e servizi si dividono il piano superiore. Con la sua superficie e i 236 concessionari, è tra i mercati civici coperti più grandi d'Italia e d'Europa.
Secondo una delle ultime indagini sulla qualità, avviata dal settore attività produttive, rappresenta la struttura di punta nella rete dei mercati civici cittadini: nei giorni di maggior afflusso, martedì e sabato, registra anche 1800 accessi dalle ore 10 alle 11, ovvero la fascia oraria più affollata. I clienti più fedeli? Donne e anziani, soprattutto dopo l'installazione anni fa di scale mobili esterne, spesso oggetto di guasti e relative lamentele. Chi arriva dall'hinterland, e sono tanti, può contare su oltre mille parcheggi tra multipiano e superficie circostante.
Nel tempo, il caseggiato ha retto all'usura grazie a costanti interventi di manutenzione, ordinaria e non. Il più massiccio, nel 2006, ha trasformato l'intero reparto ittico, fiore all'occhiello del commercio alimentare cittadino, tanto da diventare meta turistica. Sistemati i settanta operatori in una tensostruttura in via Bacaredda, nell'arco di sette mesi sono stati rifatti tutti gli impianti, la pavimentazione e illuminazione, i banconi. Tutto nuovo di zecca, senza intaccare lo spirito genuino che si respira tra i banchi.
Cl. M.