Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

De Gregori giù dalla collina L'addio al voto visto dall'Isola

Fonte: L'Unione Sarda
1 agosto 2013


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Non solo non esistono più le mezze stagioni, ma anche le polemiche estive non sono più le stesse. Nell'agosto del 1985, per dire, l'ex deputato del Pci Guido Carandini propose di cambiare nome al partito. Furono lacerazioni, scontri, contrapposizioni roventi.
Sull'estate di questa volta, invece, piomba Francesco De Gregori che ieri sul Corriere della Sera manda a quel paese il Pd, che del Pci è in parte discendente. Dice, in estrema sintesi: io resto di sinistra ma a votare non ci andrò più. Questi si inteneriscono per le piste ciclabili e lo slow food e il mio interesse per la politica è molto scemato. Ecco, sarà il caldo ma la polemicona stavolta non divampa, con tutto che l'autore di “La storia siamo noi” è un'icona - anche a volerla intendere nel senso veltroniano di figurina - del progressismo. Anche la gauche sarda non si lacera. Chi è d'accordo annuisce con vigore, chi dissente - e sono meno numerosi - comunque non cade dalle nuvole.
Lo scrittore Marcello Fois per esempio condivide: «Che dire se non che ha ragione? Quando uno si ritrova con la Binetti come compagna di strada, almeno per un tratto, e la Santanché come alleata... Quando anche dal Pd cercano di convincerti che il lavoro è una concessione e non un diritto, e che coppie dello stesso sesso vanno trattate diversamente da quelle etero... Ma io da sardo me ne stupisco poco: siamo il laboratorio della politica prossima ventura, abbiamo visto il Pd candidare a sindaco di Olbia un signore che lo faceva già col Pdl, e ad Alghero non è che si sia andati a pescare a sinistra, mi pare».
Condivide anche lo scultore Pinuccio Sciola , che anzi trova «pacata e naturale» l'analisi di un partito «dove sembrano tutti interessati a pestarsi i piedi e non solo: pensiamo all'acredine riservata all'ipotesi di una candidatura di Don Ettore Cannavera. Dice: “Eh, ma non ha esperienza amministrativa..”. Andiamo a controllare la competenza di certi eletti, poi ne riparliamo».
Sconfortato il regista Gianfranco Cabiddu : «Ormai in politica ci si trova costretti a schierarsi senza un ragionamento, senza la possibilità di confrontarsi. Ed è significativo che scrittori, artisti, insomma quelli che tengono a galla la Sardegna e vanno in giro per il mondo a diffonderne un'immagine molteplice non vengano minimamente ascoltati dalla classe politica». Vista la frecciata alle piste ciclabili, per trovare un dissenziente viene spontaneo bussare dal cagliaritano Andrea Olla degli Amici della Bicicletta. Che invece - dopo aver ribadito che la bicicletta è un mezzo di trasporto urbano efficacissimo oltre che un vettore di trasformazione culturale, e che la giunta Zedda ha il merito di aver istituito piste perfettibili ma finalmente concrete - sul resto si rivela degregoriano : «La situazione politica è respingente, non riesco a capacitarmi di come il Pd lavori per abbandonare sul “mercato politico” voti e consensi».
E neppure Slow Food mette il cantante nel mirino: l'antropologa Alessandra Guigoni , esponente del movimento, precisa: «Il problema non è che il Pd si interessa a Slow Food, ma che non si interessa a tante altre cose. Ci piacerebbe sentire qualcosa dei progetti sul lavoro, per esempio. E poi quando famiglie monoreddito con quattro o cinque componenti fanno la spesa al discount e comprano cibo importato da lontano e magari confezionato con l'olio di palma e non d'oliva, è chiaro che sbagliano, ma siamo sicuri che potrebbero fare sempre e comunque la cosa giusta?».
Il pittore sassarese Giovanni Manunta , noto come Pastorello ai critici d'arte, si stupisce dello stupore: «Ha detto quel che pensano tanti elettori del Pd. Condivido molto di ciò che dice, soprattutto per quanto riguarda le briciole di ideologia rimaste come unico collante di un elettorato di sinistra. Come dice lui: sarebbe opportuno dire cose sensate piuttosto che di sinistra».
Per trovare una bocciatura secca bisogna ascoltare lo scrittore sassarese Salvatore Mannuzzu , già magistrato e parlamentare del Pci, che non si è lasciato appassionare tanto da leggere tutta l'intervista ma su un punto non ha dubbi: «Non votare è un suicidio. Il gioco della vita è fatto di approssimazioni ed è chiaro che può diventare facilmente un gioco al ribasso. Ma dato atto di questo, astenersi è dannoso e anche un po' immorale: significa rinnegare un vincolo sociale. È stata una provocazione per dire che la sinistra è in crisi? Suvvia, lo sapevamo già».
Altrettanto severo il regista e attore teatrale Giancarlo Biffi : «De Gregori si è svegliato tardi come sempre. Trovo intollerabile incolpare sempre qualcuno per la crisi della politica: già cantare è un'attività profondamente politica, e rinunciare al voto vuol dire rinunciare a una possibilità di cambiamento. Quindi benvenuto, De Gregori, adesso dacci sotto e lavora anche tu per cambiare le cose».
Celestino Tabasso