POETTO. Stessi numeri dell'anno scorso alla manifestazione organizzata dall'Arc
«Rivendichiamo il diritto di ognuno di essere se stesso»
Il rombo dei centauri si confonde con le note di Dance again, sparate a palla dai cassoni montati sul camion bianco coperto da palloncini. Delirà Duprè, 25 anni, tacco venti, ciglia finte e costume a metà tra gotico e glamour rock, dispensa baci a tutti. Shanaya, parrucca biondo platino e trucco impeccabile, sembra uscita da un cartone animato della Walt Disney. Somiglia alla Sirenetta: «Sono la regina degli abissi». C'è un quindicenne di Cagliari, sulle spalle una bandiera arcobaleno, in testa un vecchio cappello dell'Unione Sovietica: «Sono qui per manifestare il mio dissenso contro Putin», spiega con piglio deciso da adolescente cresciuto in fretta. «Vuole mettere fuori legge l'omosessualità».
CINQUEMILA IN CORTEO Sono circa cinquemila, sfilano accanto a una spiaggia ancora priva di servizi per difendere i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender. Sono le 16, la prima Fermata inizia a popolarsi. Il sole picchia forte, lo scirocco caldo non aiuta. Il viavai è continuo, il Sardegna Pride porta al Poetto gente da tutta l'Isola. Facce sorridenti, maschere stravaganti e una rivendicazione gridata a squarciagola: «Basta pregiudizi». Tre carri allestiti per l'occasione, il serpentone colorato si muove a passo d'uomo. I bagnanti si avvicinano, i passanti si si uniscono al corteo.
«PIÙ STRASS MENO STRESS» Slip con le paillettes, cravattino nero e un cartello in mano: «Più strass meno stress», Daniel Ungaro e Gianluca Cotza passeggiano tra la folla. «Puro gay e ne sono fiero», dice un artista bizzarro arrivato da Milano. Andrea Ibba Monni, di Quartu, ha un paio di orecchie d'asino sulla testa e una maglietta con l'immagine di Ambra Angiolini crocifissa: «Siamo tutti un po' Lucignolo e un po' Pinocchio. Il Cristo del 2013 è l'omosessuale».
Ad aprire la parata un mega striscione. “Sardegna Pride 2013”, sotto “Libertade, respetu e paridade”. «È il motto di quest'anno», racconta Carlo Cotza, portavoce dell'Arc, l'associazione cagliaritana organizzatrice della marcia. «Siamo qui per rivendicare il diritto di ognuno di essere se stesso».
La prima fila è istituzionale, c'è il sindaco Massimo Zedda, camicia celestina e leggera abbronzatura: «L'estensione dei diritti ha sempre consentito alla società di progredire. Mi auguro che il Parlamento lavori in tal senso». Poco distante Angela Quaquero, presidente della Provincia: «Spero che questi momenti diventino sempre più condivisi. Stiamo parlando di diritti umani prima ancora che civili e culturali». Tra la folla l'assessore comunale alla Cultura Enrica Puggioni: «Questo è il momento conclusivo di un mese d'iniziative, spero che abbia contribuito a rafforzare temi importanti come la tutela dei diritti». Il collega all'Urbanistica Paolo Frau sorride: «Vedere tanta gente in piazza per difendere i propri diritti fa piacere». Sandro Galletti, responsabile di Cagliari dell'ufficio Nuovi diritti della Cgil: «È il momento di incontro tra la rivendicazione dei diritti collettivi e l'affermazione dell'orgoglio individuale».
FAA LA MADRINA Rossella Faa, è la madrina dell'evento: «Mi sembra di essere tornata agli anni '70 quando le donne combattevano per i propri diritti». Elena Ledda, cantautrice italiana in lingua sarda, è sul carro che apre la parata: «Sono qua per portare tutta la mia diversità normale». C'è spazio anche per una polemica lampo. «Ci hanno lanciato un sasso», gridano dal carro. E vola anche qualche uovo, ma è un attimo. Il corteo riprende. Due ragazzi tengono in mano altrettanti cartelloni, al centro l'immagine della Madonna, «di Baunei e di Burcei», sotto, in nero “Vuole bene a tutti i gay”. Qualcuno storce il naso. Alle 20 e trenta l'arrivo all'ospedale Marino. Poi tutti in spiaggia a ballare sino a tardi.
Sara Marci