Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Troppe barriere architettoniche «Vogliamo vivere»

Fonte: La Nuova Sardegna
21 dicembre 2009

DOMENICA, 20 DICEMBRE 2009

Pagina 1 - Cagliari





ROBERTO PARACCHINI
CAGLIARI. Un marciapiede stretto con un palo in mezzo, oppure senza un dislivello dove far passare una carrozzella, o un semaforo a comando non raggiungibile da chi non può stare in piedi. E decine di locali e uffici pubblici solo con scale e scalini. A Cagliari i disabili non hanno vita facile. Lo ha denuncito il simposio «Spazi pubblici, spasi accessibii», tenuto ieri mattina alla Fiera e promosso dal Comitato a favore delle politiche per la mobilità libera.
«Eppure progettare lo spazio significa anche permettere migliori relazioni e possibilità di scambio tra le persone», ha ricordato l’architetto Enico Cicalò, autore del volume Spazi pubblici. Progettare la dimensione pubblica della città contemporanea. Del problema della vivibilità-accessibilità dello spazio, però, l’amministrazione comunale si è interessata soprattutto dietro la spinta di alcuni consiglieri comunali, come Marco Espa e, nella passata consiliatura, Onorio Petrini (rispettivamente coinvolti nelle associazioni Abc Sardegna e Saspo). «Manca un progetto complessivo di città - spiega Antonello Gregorini, presidente dell’Urban center che, assieme all’Anfas e a diverse altre associazioni, ha promosso il simposio di ieri - quello che viene fatto lo si decide sulla base di spinte particolari e, ciò che è più grave, non vengono coinvolte le organizzazioni apposite, quelle dei disabili».
Urban center non si interessa in particolare di disabilità, ma «sottolinea la necessità della partecipazione e del coinvolgimento della popolazione ai progetti che coinvolgono la città». Ultimamente, ad esempio, c’è stata anche una polemica tra Sandrino Porru, presidente della Consulta comunale per i disabili, e l’amministrazione. «La questione - continua Gregorini - è legata al fatto che spesso si prendono decisioni che riguardano aspetti di vita di categorie specifiche di cittadini senza il loro coinvolgimento».
In altre realtà, come a Parma, è stato realizzato un Libro bianco su accessibilità e mobilità urbana, frutto di un lavoro che ha coinvolto i servizi sociali del Comune. «Da noi - spiega Gregorini - siamo ancora molto lontani da questo tipo di interventi e questo anche perchè non si capisce l’importanza del coinvolgimento». Eppure le risorse per intervenire in questo sttore urbano ci sono: «Per Cagliari sono disponibili tre milioni di euro per opere legate all’eliminazione delle barriere architettoniche - sottolinea Gragorini - ma non vengono utilizzati. Capita, invece, che si facciano progetti di rotatoie che non prevedono gli attraversamenti per i pedoni». L’incontro di ieri non si è fermato alla rivendicazione, ma ha chiesto una maggiore preparazione da parte degli enti pubblici. Questi ultimi, «tutti invitati erano però assenti: c’era solo l’assessore della Provincia Angela Quaquero».
Anche in città valgono gli stessi numeri nazionali: il 4,5 per cento della popolazione è disabile, non si tatta quindi di una piccola minoranza ma di una fetta importante della popolazione. Più volte Espa ha sottolineato che creare un luogo vivibile per i portatori di handicap vuol dire creare una maggiore vivibilità per tutti. Oltre al fatto, come precisa Gregorini, «che questo problema riguarda tutti: pensiamo agli anziani, ad esempio. In effetti possiamo dire che nasciamo disabili e moriamo disabili».