Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Tolleranza zero? I writers: «Noi non siamo imbrattatori»

Fonte: L'Unione Sarda
9 marzo 2009

La categoria si difende e chiede al sindaco nuovi spazi



Dopo la linea dura annunciata dal Comune i writers prendono le distanze dai vandali: noi abbelliamo la città.
Per il sindaco sono tutti imbrattatori e sono tutti da punire, anche se ha definito «talvolta apprezzabili» i disegni dei writers . Per loro saranno individuate aree apposite dove sfogare la propria rabbia. Il problema è che l'universo degli scrittori da muro è variegato: c'è chi spruzza per amore, chi usa le pareti, pubbliche o private, per protestare, mandare messaggi politici, chi per vendicarsi, chi per sfogare la rabbia per un amore finito. Chi - i writers - usa gli spazi aperti come una tela per dipingere opere di un qualche interesse. Chi imbratta solo muri privati, chi non fa distinzione.
TOLLERANZA ZERO Certo è che per tutti Emilio Floris ha annunciato la tolleranza zero: multe salate, denunce, obbligo di ripulire. E annuncia l'installazione delle telecamere per scovarli. I writers non ci stanno. «Noi rispettiamo la città, la abbelliamo, non la sporchiamo», commentano. Per questo «ci fa piacere che il sindaco abbia compreso la differenza tra noi e i ragazzini che deturpano i muri. Ma siamo sicuri anche che non sapranno distinguerci da loro e ci considereranno fuorilegge quanto gli altri».
PROTESTA Sono diffidenti nei confronti delle istituzioni, che spesso li considera dei vandali. Per questo non si espongono, non rivelano il proprio nome e cognome, non si fanno riconoscere. Ma tra loro si conoscono tutti. E sottolineano: «Siamo i primi ad arrabbiarci quando qualcuno si definisce writer e invece è solo uno che prende una bomboletta e scrive su un muro. Magari sul Bastione, senza alcun rispetto. Noi seguiamo delle regole: non facciamo graffiti su monumenti, chiese o pareti di case nuove. Cerchiamo altri luoghi». Infatti «da anni evidenziamo che non esistono spazi per noi, dove poterci esprimere liberamente, come invece succede in altre città». Esattamente quello che ha promesso ora Emilio Floris, spiegando che sarà sua premura individuare luoghi destinati ai writer. «Staremo a vedere» rispondono loro.
LE SCRITTE Ma in città si trovano soprattutto scritte semplici o dediche verniciate su qualsiasi parete disponibile. Prendono le distanze da quelle politiche le associazioni giovanili di destra e sinistra. «Tante volte siamo stati noi i primi a cancellare certi slogan, addirittura firmati col nostro nome - spiega Simone Spiga, dirigente di Azione giovani - ma non siamo noi. D'accordo anche Sergio Maxia, ex membro della Sinistra giovanile. «Noi non abbiamo mai utilizzato questo metodo per diffondere il nostro pensiero», chiarisce, «quelli che lo fanno sicuramente appartengono a movimenti politici minori, che non hanno altro modo di farsi conoscere». (st.co)

08/03/2009