Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Pilia , il sogno è reality

Fonte: L'Unione Sarda
4 maggio 2015


Triathlon: ha tagliato il traguardo. La sfida televisiva è vinta

 

«Solo 3 parole: non mollare mai»

 



N ulla di spiegabile. Niente che possa assomigliare a un'esperienza come altre. Te lo dicevano in tanti, quel «vedrai come sarà dopo», seppure un uomo più che normale come me a quel dopo non ci ha mai pensato, perché è il “durante” che ti mette alla prova. Ho detto sì a questa folle corsa verso il triathlon pesante, a una prova ai limiti (miei, di sicuro) di nuoto, ciclismo su strada e corsa.
Quattro mesi fa ho detto sì perché mettersi in gioco, dopo il primo mezzo secolo, è anche un modo intrigante di capire che motore ci trascina tutti i giorni fra casa e lavoro. «Dovrai fare un chilometro e 900 metri di nuoto, in mare, poi salire sulla bici e correre per 90 chilometri, poi chiuderai con una mezza maratona, 21 chilometri». Però... «però sarà bellissimo, al centro di Cagliari».
Se chi te lo chiede è il fratello di tua moglie, se te lo chiede uno dei migliori triatleti di sempre in Italia, Giuseppe Solla, se dietro questo progetto mai tentato prima c'è un reality televisivo che racconterà tutta la tua storia, il pacco diventa di quelli da aprire senza pensarci poi tanto. Ma non potrai immaginare che sarà indimenticabile, che tre mesi di allenamenti duri, divertenti, intensi, insopportabili, tra freddo polare e sveglie all'alba, fra scenari da levarti il fiato (Cala Regina d'inverno non ha rivali) e prove dure, da marines, voleranno.
E poi, e poi arriva il giorno della gara, mentre la telecamera da settimane ti segue ovunque tu devi pensare che poi sarai solo, in mare, in mezzo a squali veri, divorati dall'ansia di divorare l'acqua. E in bici, al Poetto, nessuno ti darà il tempo. E poi dovrai correre, camminare, trascinarti fino alla fine. Per non deludere nessuno, soprattutto te stesso, ma anche quelli che ti scrivono - centinaia - e ti dicono che hanno riscoperto la voglia di provarci perché hanno visto te. Ho chiuso la mia prova in sette ore e un sacco di minuti, da mezzogiorno al tramonto. E dietro di me, per due chilometri, nell'ultimo giro di corsa al porto, mi ha seguito una cinquantina di bambini, gente del pubblico, amici e semplici tifosi. Urlavano il mio nome, fino all'arrivo. Queste cose non si possono neanche sognare, ma a volte accadono davvero.
Ti avevano detto «vedrai come sarà dopo», che mettersi in gioco davanti a tutti, rischiando di ritirarti a ogni metro, sarebbe stato difficile. Ora c'è il dopo, e tante, troppe immagini da conservare. Nuoto, bici e corsa, tre parole come «non mollare mai». 


L'ANALISI

Non ci possono
essere finisher
senza uno
che dia il “via!”

Le città che si arricchiscono con gli eventi sportivi (che ne moltiplicano le presenze allargando il mercato turistico a più profili e in più ampi periodi dell'anno) partono da un presupposto: sposare la scelta strategica. Cagliari lo sta facendo, sfuttando le sue bellezze: il mare, porto compreso, le sue vie, i panorami.
Il Sardinia Half Triathlon ha potenzialità enormi e può essere l'apripista per il sogno Ironman. La Cagliari Respira e la SoloWomenRun hanno dimostrato che correre in Sardegna piace. Solo la Maratona della Solidarietà ha steccato, incapace di sviluppare un progetto serio. L'ultima edizione ha creato disagi che hanno fatto emergere dubbi. Eppure, nonostante il passo indietro, la polizia municipale ha sostenuto il triathlon con forza pari a quella del sindaco. Tutti uniti. Ed è stato Zedda, dalla banchina del molo Ichnusa, a ordinare la chiusura del percorso e dare il via alla gara. Una decisione coraggiosa. Senza chi dà il segnale di parteza, non ci potrebbero essere “finisher”.
Carlo Alberto Melis