Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Dateci subito il campus universitario

Fonte: La Nuova Sardegna
12 maggio 2008

Cronaca

«Dateci subito il campus universitario»

Gli studenti: «Noi siamo la parte più penalizzata dalla bocciatura dell’accordo di programma»



«Nessuno pensava che la giunta Floris volesse impedire una simile opera»

ROBERTO PARACCHINI
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CAGLIARI. Gli studenti non ci stanno a restare senza casa o, meglio, senza il campus universitario di viale La Plaia. E assistono sconsolati al gioco dello scarica barile legato alla mancata ratifica dell’accordo di programma, firmato a fine marzo dal presidente della Regione Renato Soru e dal sindaco Emilio Floris. Un documento che prevedeva - va ricordato - non solo gli interventi di riqualificazione abitativa per Sant’Elia, il museo Betile, il porticciolo dei pescatori e la nuova viabilità per il rione, ma anche un campus per gli studenti fuori sede, da realizzarsi nell’ex semoleria, capace di oltre mille posti letto.
«Ci dispiace constatare che la vera parte panalizzata dalla bocciatura dell’accordo di programma sia proprio la componente studentesca», lamentano Roberto Ibba, rappresentante degli universitari nel senato accademico e Andrea Coinu, coordinatore di Sinistra universitaria. «Del campus se ne parlava ormai da dieci anni - precisano - e proprio ora che ci sono il progetto e i soldi per realizzarlo, un “dispetto” politico rischia d vanificare l’intero progetto». Gli studenti si riferiscono anche al fatto che il sindaco Flosis, dopo aver firmato l’accordo, si è sentito «politicamente tradito» nella fiducia data alla Regione. E questo per i due avvisi di garanzia arrivati ad altrettanti funzionari del Comune per la vicenda di Tuvixeddu (per la realizzazione del parco archeologico). In quell’accasione il primo cittadino lesse la vicenda come il frutto indiretto dell’ostilità del governo dell’isola verso il Municipio. A questo fatto è poi seguita l’istruttoria della commissione consiliare Urbanistica per verificare che fossero presenti tutti i documenti. Alla fine, però, la maggioranza non ha ratificato la firma, «solo per motivi di insufficienza delle pratiche», ha affermato il sindaco; «con scuse pretestuose, in realtà per volontà politica» ha ribattuto l’opposizione.
«La miopia degli amministratori comunali rispetto alle potenzialità degli studenti fuori sede che risiedono in città è cosa nota - precisano Ibba e Coinu - non tutti conoscono l’infelice battuta di un assessore comunale che in occasione dell’apertura della della Casa dello studente di via Roma esternò: “Caspita, ora ci ritroveremo il centro città invaso dai pastorelli di Lodè”». Per gli universitari, invece, (ma in verità anche per Emilio Floris che ha spesso auspicato che Cagliari diventi città degli studenti), «la presenza in città di migliaia di ragazze e ragazzi provenienti da tutta l’isola» è «da considerarsi una vera ricchezza da valorizzare, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia da quello economico. Di questo si sono accorti i numerosi proprietari di case che affittano in nero gli appartamenti agli studenti».
Recentemente c’è stato un botta e risposta a distanza tra il sindaco Floris e il presidente Soru. Il primo ha affermato che non vuole un dormitorio e domandato che si realizzi un campus con tutti i servizi. Da cui la richiesta di disporre anche di alcuni terreni delle vicine ferrovie. Il secondo ha ribattuto che la Regione ha solo migliorato un progetto del Comune, che ipotizzava un campus inscatolato e che solo ora avrà tutti i servizi, e precisato che con le Ferrovie ci sono già contatti.
E gli universitari rincarano la dose: «Certo nessun fuori sede, ma neanche residente, sarebbe mai arrivato a pensare che la Giunta Floris impedisse la costruzione di un’opera del genere, soprattutto vista l’innumerevole quantità di rotonde, piazzette e altre mini strutture che sono proliferate in questi anni. Mai però è stato fatto un passo verso gli studenti, per capire le loro esigenze in termini di spazi e servizi, ancora meno su agevolazioni (se si eccettua il caso dell’esperimento fallito della Carta giovani)». Nei discorsi della politica «si parla sempre di giovani e di fasce deboli: oggi amaramente abbiamo la conferma che si tratta solo di parole lasciate al vento».