Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Comuni, difficile spendere i soldi

Fonte: L'Unione Sarda
14 luglio 2014


L'ALLARME. L'Anci contro una norma voluta dal Governo. Per ora rinviata l'entrata in vigore

 

«Le Centrali uniche di acquisto penalizzeranno i piccoli paesi»

 


Sei mesi ancora di respiro, poi - come dice il primo cittadino di un piccolo Comune - da soli non potremo comprare neppure una matita. Si rischiava la paralisi dal primo luglio: niente acquisti e appalti bloccati. Alla fine sulle “Centrali uniche di committenza” c'è stato un accordo che ha rinviato l'entrata in vigore della norma incriminata, pensando anche alla legge regionale di riordino dell'ordinamento degli enti locali che verrà.
Ma il problema resta. Con la fretta di riformare, riorganizzare, risparmiare, il Governo sta mettendo in ginocchio gli enti locali. Le amministrazioni devono studiare nuove tecniche di sopravvivenza e salvare da una morte annunciata le piccole e piccolissime realtà economiche “sotto casa”, i fornitori del pubblico, chi vende il tosaerba per i lavori socialmente utili, oppure il materiale di cancelleria per gli uffici, il meccanico che aggiusta l'auto dei vigili urbani, la ditta che ripara la buca nella strada.
Nel dl 66/2014 “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”, «considerata la straordinaria necessità e urgenza di intervenire in materia di revisione della spesa pubblica, attraverso la riduzione delle spese per acquisti di beni e servizi... nonché per assicurare la stabilizzazione della finanza pubblica, anche attraverso misure volte a garantire la razionalizzazione, l'efficienza, l'economicità e la trasparenza dell'organizzazione degli apparati politico istituzionali e delle autonomie locali», ai comuni non capoluogo di provincia si vieta di acquisire lavori, servizi e forniture in assenza di una centrale unica di committenza. Cioè, se serve qualcosa si passa attraverso Unioni di Comuni, specifici consorzi, oppure uffici della Provincia, tranne che per i beni e servizi acquisiti con strumenti elettronici gestiti da Consip». Un obbligo che doveva scattare due settimane fa, per qualsiasi cifra. Peccato che questo strumento, la Centrale unica, ancora non esista.
L'Anci ha lanciato l'allarme e il presidente nazionale, Piero Fassino, ha scritto ai ministri dell'Economia, dei Trasporti e degli Affari regionali, «esprimendo forte preoccupazione per il rischio di paralisi dell'attività dei Comuni». Anche i sindaci sardi si sono mobilitati: «La norma risulta non solo del tutto inapplicabile, ma in netta controtendenza rispetto ai principi di semplificazione e snellimento delle procedure, nonché con la volontà del Governo di rilanciare l'economia. Nel caos applicativo che ne discenderebbe, potrebbero anche trovare terreno fertile soluzioni di corto respiro proposte da soggetti non istituzionali e finalizzate a eludere la normativa». Spiega Umberto Oppus, direttore regionale dell'Anci, che «da noi la situazione è drammatica e, proroga a parte, saranno penalizzati tutti i piccoli centri».
Nei giorni scorsi, in Conferenza Stato-Città è stato approvato un documento che posticipa l'entrata in vigore e rimanda al primo gennaio 2015 l'acquisto di beni e servizi, e al primo luglio la parte relativa agli appalti pubblici. «Gli Enti locali sardi avranno così ancora sei mesi per definire la Centrale unica di committenza», sottolinea Oppus. «Ogni stazione appaltante potrà continuare, fino a nuove disposizioni, ad operare con le medesime modalità, e quindi acquisendo ancora il Cig (Codice identificativo gara), in quanto non ci sarà, in questo periodo, né a livello nazionale, né a livello regionale, un intervento sul sistema informatico (Simog) tale da impedire il rilascio del codice». E aggiunge: «Abbiamo definito un accordo in cui si è chiarito che il Governo presenterà un emendamento in cui si sono rinviati al prossimo anno (al 1 gennaio 2015) i termini attualmente previsti, si fanno salve le attività degli enti locali compiute fino alla approvazione della norma e si invitano le amministrazioni e le istituzioni interessate a garantirne gli adempimenti». Tra sei mesi si vedrà.
Cristina Cossu