Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Le donne e i diritti negati, Cagliari in aiuto dell'Algeria

Fonte: L'Unione Sarda
12 maggio 2008

Solidarietà. Convegno sulla condizione femminile
Le donne e i diritti negati, Cagliari in aiuto dell'Algeria

«Esistono movimenti femministi che si battono per i diritti delle donne, ma la religione istiga alla sopraffazione».
Una parità tra i sessi sancita dalla Costituzione, ma di fatto impedita dal diritto di famiglia che subisce ancora l'influenza della religione. Niente al confronto di Arabia Saudita, Sudan o Iran, dove gli ordinamenti giudici si fondono con la dottrina islamica, ma anche nella moderna Algeria, a dieci anni dal periodo buio del terrorismo, sono le donne a pagare il prezzo più caro, soprattutto in termini di opportunità negate.
È quanto emerso ieri dal convegno “Algeria, quale futuro?” organizzato dal Comitato sardo di solidarietà (Cosas), in collaborazione con la Provincia di Cagliari e col comitato “Sardegna Solidale”. A raccontare come oggi si vive nello stato nordafricano c'erano Cherifa Kheddar, presidente dell'associazione Djazairouna, la psicologa Cherifa Bouatta, presidente dell'associazione degli psicologi algerini, e la giornalista Giuliana Sgrena, profonda e appassionata conoscitrice del mondo e della cultura islamica. Rapita il 4 febbraio 2005 a Baghdad dalla Jihad islamica e liberata un mese dopo grazie al lavoro dei servizi segreti italiani, la reporter è rimasta ferita in un check-point di soldati statunitensi: hanno crivellato di colpi l'auto del Sismi su cui viaggiava, uccidendo il funzionario del servizio Nicola Calipari che l'aveva liberata. «Sono moltissime le donne rimaste vittime del terrorismo islamico», spiega Cherifa Kheddar. «Si tratta soprattutto di insegnanti e lavoratrici, persone che si rifiutavano sia di portare il velo che di smettere di lavorare. A metà degli anni Novanta, poi, sono dilagate anche le violenze sessuali, i cosiddetti matrimoni di piacere: i terroristi imponevano alle donne di sposarli o rischiavano di essere decapitate. Undici insegnanti vennero uccise solo perché si rifiutarono di smettere di insegnare».
A dieci anni di distanza, ribadita la laicità dell'Algeria anche nella Costituzione, il rischio per le donne è sempre altissimo. «Il diritto di famiglia è basato sulla religione», spiega Cherifa Bouatta, «il nostro è un paese-laboratorio, dove le donne hanno partecipato alla guerra, ma poi di fatto non esistono le stesse opportunità. Esistono movimenti femministi che si battono per i diritti delle donne, ma la pressione che arriva dalla religione rischia di più di influenzare sempre di più la politica, in un ottica di sopraffazione».
La condizione della donna nei paesi islamici è anche uno dei temi che appassionano il lavoro di Giuliana Sgrena, autrice del libro “Il prezzo del velo” (uscito a febbraio per Feltrinelli). «Certo non c'è la situazione drammatica dell'Arabia Saudita», sottolinea la giornalista, «né quella dell'Iran, dove quando si è scoperto che il sessanta per cento delle donne poteva studiare e laurearsi, si è bloccato l'accesso al lavoro per evitare che occupassero i posti di gestione. In Algeria esistono movimenti femministi molto attivi, ma è indispensabile aiutare a fare in modo che difendano i diritti delle donne».
FRANCESCO PINNA