Rassegna Stampa

Sardegna Quotidiano

Lo stadio della discordia tra operai e spalti a pezzi

Fonte: Sardegna Quotidiano
4 aprile 2012

 DENTRO IL SANT’ELIA

 

Sugli spalti si cantava “M a racanà, Maracanà, il Sant'Elia eccolo qua”. Ed eccolo qua lo stadio che cade a pezzi, visto in tutti i suoi anfratti. Ieri mattina, al posto dei cori dei tifosi, tra le gradinate costruite nel 1970 e ristrutturate per i mondiali del 90, risuonavano le martellate degli operai della ditta incaricata dal Comune del montaggio delle reti di protezione sulla struttura dei vecchi Distinti, un lavoro indispensabile per evitare la caduta di calcinacci sui tifosi che là sotto sarebbero dovuti passare sabato per Cagliari-Inter. Sarebbero, perché mentre sotto i gradoni si mettevano le reti, sul terreno di gioco gli operai del Cagliari Calcio erano indaffarati a smontare i cartelloni pubblicitari e tutto il materiale da trasferire a Trieste. Oggi gli operai di Cellino completeranno lo smontaggio, poi partiranno per allestire al Nereo Rocco.

LA STRUTTURA E GLI SPALTI

Camminando all’interno della struttura saltano subito agli occhi le condizioni dell'impianto. Crepe profonde, avvallamenti sul pavimento, infiltrazioni: nulla sembra essere stato fatto per risolvere i problemi per cui nel 2002 è stato necessario chiudere le curve e i distinti, sono ancora tutti là. Unica eccezione i sanitari: a parte le porte basculanti, sfondate dai calci, i bagni delle curve sono in buono stato. Per il resto le gradinate, specie quelle dietro gli spalti in tubi innocenti, si sgretolano. In alcuni punti le seggioline sono state completamente distrutte, in altri i vetri di protezione sono stati sfondati e la zona riservata ai tifosi avversari avrà certamente fatto ricredere chi aveva sentito parlare dell’ospitalità sarda. La capienza dell'impianto, dai 60mila posti a sedere del 1970, è stata gradualmente ridotta a 40mila, dopo la ristrutturazione del 1990, e poi ulteriormente a circa 23mila dieci anni fa, quando sono state montate le tribune in tubi Innocenti ed è stata firmata la convenzione tra la società di Massimo Cellino e la città. Secondo l’ac - cordo il Cagliari Calcio deve pagare un canone di 50mila euro annui e occuparsi della manutenzione ordinaria dell'intero impianto, e di quella ordinaria e straordiaria di alcune zone particolari. Sulla base di ciò il Comune è intenzionato a mettere in conto alla società di Cellino le spese per i lavori che sta portando avanti: secondo via Roma, in base all’a r t icolo 20 della convenzione il Cagliari Calcio si è impegnato «ad adottare tutti gli accorgimenti e le opere necessarie a tenere in sicurezza le attuali strutture dello Stadio, assicurando le vie di esodo, sia delle vecchie strutture che delle nuove, con opere di manutenzione sia ordinaria che straordinaria». Con tutti gli oneri relativi. PISTA E TABELLONE LUMINOSO La pista di atletica, su cui sono montati gli spalti, è completamente inutilizzabile. Laddove non è stata sfasciata dai pali che sorreggono le gradinate, è invasa dalle erbacce e aperta dalle infiltrazioni. Lo stadio nato come polifunzionale, ormai può ospitare soltanto il calcio: anche se non fosse rinnovata la convenzione con il Cagliari, per programmare nuovamente eventi dedicati all’atle - tica, ad esempio il Terra Sarda, al Sant'Elia, non sarebbe certo sufficiente rimuovere le gradinate, ma si renderebbe necessaria una sostituzione completa della pista. Oltre alla struttura, è stato affidato direttamente al Cagliari Calcio anche il tabellone luminoso che, come sanno tutti i tifosi, quando funziona, non lo fa come dovrebbe. Almeno in questo caso, la responsabilità dovrebbe essere tutta della società che con la convenzione si è impegnata «a mantenere in perfetta efficienza il tabellone luminoso già esistente nello Stadio Sant'Elia, rendendolo perfettamente funzionante, e a curarne la manutenzione ordinaria e straordinaria per tutta la durata della convenzione».

CONVENZIONE IN SCADENZA Nel 2013 il contratto tra la società rossoblù e il Comune arriverà a scadenza. L’amministrazione, come ha spiegato il sindaco ieri, si sta muovendo per accertare se «le condizioni in cui versa il Sant'Elia siano state causate da una mancanza di manutenzione che avrebbe dovuto fare il Cagliari Calcio». Ancora non si sa quale sarà il futuro dello stadio, nè se per la gestione dell'impianto deciderà di puntare nuovamente sul Cagliari e a quali condizioni. In ogni caso, uno stadio in questo stato, come ha ribadito Zedda in consiglio comunale, non è certo una risorsa, ma «è un problema che la città si è ritrovata». Resta da capire chi dovrà pagare per rimediare a questo danno, se la città o il Cagliari Calcio. La partita è aperta, le squadre agguerrite. Michele Salis