Rassegna Stampa

Sardegna Quotidiano

IL PREMIO Da cagliaritano a cagliaritano Francesco Abate vince l’Alziator

Fonte: Sardegna Quotidiano
31 ottobre 2011

Da casteddaio a casteddaio, si licet parva. Ha vinto Francesco Abate. Il Premio Letterario Francesco Alziator, sezione Narrativa, va allo scrittore, giornalista e disc jockey cagliaritano per il romanzo “Chiedo scusa”( Einaudi), scritto insieme a Saverio Mastrofranco (alias Valerio Mastandrea). «Sono particolarmente onorato di ricevere questo premio intitolato a un grande scrittore cagliaritano come Alziator», dice Abate emozionato sul palco del Teatro Massimo, dove ieri sera si è tenuta la premiazione, «per me cagliaritano, anzi stampacino, è veramente il massimo riconoscimento che potessi augurarmi». L‘autore di “Mister Dabolina” e de “Il cattivo cronista” sale sul podio lasciandosi alle spalle Alessandro Perissinotto e Romana Petri. Per la sezione Saggistica, vittoria dello storico Franco Rizzi con il suo, quantomai attuale, “Mediterra - neo in rivolta” (Castelvecchi).

Per la Sezione speciale, trionfo dello scrittore saudita Yousef Al-Mohaimeed con “Le trappole del profumo” ( Aìsara). Tutto sommato una serata bislacca ieri al Massimo per la quinta edizione dell’Alziator, organizzato dal Comune di Cagliari in memoria dell’autore de “La città del sole”. Bislacca e storta. Teatro pieno, ferrea organizzazione di smistamento dei posti suddivisi per settori ma disgraziatamente per metà della soirée il suono andava e veniva, lasciando i due conduttori, gli ospiti, i premiati e i premianti sul palco mezzo muti. Profusione di menzioni speciali (da segnalare quella per “Ladri di uomini”, volume dedicato ai sequesti di persona scritto a sei mani della giornalista Maria Francesca Chiappe, del magistrato Mauro Mura e del colonnello delle Fiamme Gialle Mario Leone Piccinni), due conduttori assortiti come il direttore del Tempo, l’istrioni - co Mario Sechi (nonché presidente della giuria) e del comico genovese un po’ piagnone Dario Vergassola. Una girandola di ospiti e testimonial, a partire dalla presenza istituzionale del sindaco Massimo Zedda (assente invece, perché indisposta, l’assessore alla Cultura Puggioni: niente citazioni in tedesco, dunque), del giornalista Giovanni Floris, del direttore del Center for American Studies di Roma, Karim Mezram, Geppi Cucciari via skype, Marcello Veneziani. Un intermezzo chitarristico dei due virtuosi Luigi Puddu e Simone Onnis. Una vera e propria orchestra jazz sullo sfondo, la Gb Orchestra diretta da Giorgio Baggiani. Come al Maurizio Costanzo Show. C’è un vecchio detto che recita: se qualcosa può andare male, lo farà. E il gran galà è iniziato fra i brusii di impazienza del pubblico per il ritardo rispetto all’orario prefissato, brusii che si facevano mugugni interrotti solo all’ingresso dei due mattatori sul palco, Sechi e Vergassola. «Sono già le sette, ma chi stiamo aspettando?», si domanda una signora con ventaglio.

«Floris, quello di Ballarò? Qua c’è scritto ma non l’ho visto», risponde la sua vicina. Poi la musica. Un’intro musicale della Gb Orchestra che sembra di stare a Monte Carlo Nights o a un concerto di Bacharach. Ma che qualcosa funzioni male, attesa a parte, si vede subito quando Sechi e Vergassola cominciano a duettare. Peccato che metà delle battute si perdano nell’aria e siano percepite solo dagli spettatori delle prime file. C’è ancora da attendere per sapere i vincitori, tanto che in fondo la premiazione sembra uno show, difettuccio sonoro a parte. Non meglio va il collegamento con la Cucciari. Praticamente abortito. Pessima linea e dialogo fra sordi. C’è anche il momento talk show con Sechi, Vergassola e Zedda, con megaspot per il libro di Floris, “Decapitati ”. Alla fine, fa talmente tardi che Sechi è costretto a correre, a saltare, sono quasi le 8. È tempo di premiare. Questa quinta edizione del premio si archivia con numeri che inorgogliscono gli organizzatori: 325 opere, dieci nazioni in concorso, tre sezioni, nove finalisti in gara, cinque menzioni speciali. Un premio simbolo della cagliaritanità che ambisce però a un ruolo di rilievo nel panorama nazionale. Il legame con Francesco Alziator ieri era sottolineato anche dalla presenza della figlia Cristina, che ha dato l’avvio alle premiazioni e lo ha ricordato, al di là del lato culturale e letterario, come un padre simpatico alla mano. Un premio creato dall’amministrazione del centrodestra, che l’ha voluto e promosso, e lasciato in eredità alla giunta Zedda. Che però non disconosce questa creatura, oramai patrimonio di tutti. Anzi, dice il sindaco:«Ne sono particolarmente orgoglioso». Massimiliano Lasio