Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

La città solidale dell’ingegnere

Fonte: La Nuova Sardegna
29 marzo 2011

 
Massimo Fantola: «Immagino una Cagliari generosa con i deboli» 
 
 
 
Grida vendetta che i giovani debbano cercare lavoro all’estero e non abbiamo la possibilità di tornare 
 
FELICE TESTA 

CAGLIARI. Massimo Fantola abita in piazza Costituzione, l’unica della città che ne contiene un’altra, piazza Emanuele Ravot, sindaco di Cagliari. «Non è detto sia di buon auspicio - commenta, divertito, il candidato del Centrodestra, giocherellando con il mezzo toscano spento tra le dita -. C’è già un sindaco sotto casa, due nello stesso posto sarebbe un record».
Da almeno dieci anni, Massimo Fantola, 62 anni, nato sotto il segno del Leone, senatore della Repubblica, ingegnere e docente universitario, è in odore di municipio. Più precisamente, il sito ufficiale di «Fantola sindaco», riporta: «candidato naturale per storia politica ed esperienza professionale».
Venerdì scorso Massimo Fantola ha aperto la campagna elettorale con una cena di autofinanziamento, alla quale hanno partecipato duemila sostenitori. «Le campagne elettorali costano - sottolinea -, costano i cartelloni pubblicitari, gli spot, le iniziative. Le strade sono due: o chiedi molti soldi a pochi e dovrai, perciò, essere molto grato a quei pochi o chiedi poco a moltissimi e ti senti parte di una comunità. Io non ho un partito che mette denaro. Le persone che a Villa Pernis hanno pagato 50 euro ciascuno, ed è già una novità, perché in genere ai pranzi elettorali si va per mangiare gratis, sono l’azionariato diffuso di questa competizione».
Quattro figli e un nipotino di sei mesi, il senatore Fantola si confronta, in teoria, con il principale avversario, espressione del centrosinistra, Massimo Zedda, che ha quasi trent’anni di meno: uno scontro non solo politico e culturale ma anche tra generazioni. «Lavoro con i giovani - spiega, girando intorno al tavolo nella sede dei Riformatori sardi -, insegno all’università e ogni giorno sono a contatto con i loro problemi, le loro aspettative, la loro fatica, quando studiano e quando entrano nel mondo del lavoro. Ho due figli che vivono all’estero, non hanno trovato lavoro a Cagliari. Andare fuori, aprirsi al mondo è un’opportunità importante ma quello che grida vendetta è che i giovani non abbiano la possibilità di scelta se vogliono tornare. Cagliari non può essere solo in uscita, deve essere un’opportunità, una città giovane, sensibile all’innovazione, al cambiamento, disposta a modificarsi di giorno in giorno, capace di governare i nuovi processi, invece di subirli».
La giovane Cagliari di cui parla il leader dei Riformatori sardi guarda lontano e, di fatto, rende relativo lo scontro generazionale con la certezza che, nel lungo periodo, i giovani di oggi lo saranno di meno e lasceranno il posto ai giovani di domani: «Nel caso dovessi diventare sindaco - ipotizza, con l’espressione di chi, se non fosse per educazione, toglierebbe volentieri «nel caso» - vorrei lasciare a chi verrà dopo di me una città unita, amata dai suoi cittadini, perché bellissima e ricca di storia, soprattutto vorrei fosse generosa. Quando penso ai giovani cagliaritani penso a quelli che oggi hanno vent’anni e a quelli che li avranno nel 2030. La loro città dovrà essere solidale con i nuovi e i vecchi poveri e con i più deboli, accogliente con gli stranieri. Dobbiamo pensare a sostenere i giovani nei loro studi, con borse e viaggi di formazione, aiutarli nell’avviare un’impresa, investire in sapere, conoscenza e istruzione. I nuovi cagliaritani che immagino, vorrei fossero sardi ed europei insieme, cittadini del mondo».